Era il 2016 quando ho messo piede per la prima volta nelle Filippine. Sabbia bianca, palme a perdita d’occhio, acqua cristallina, splendidi sorrisi locali… insomma tutto quello che cerchi quando visiti un paradiso tropicale.

Ed è stato proprio quel dolce ricordo a farmi ritornare qui, questa volta seguendo un itinerario meno turistico. Partendo dall’Isola di Bantayan, attraversando Malapascua, Moalboal fino ad arrivare nel cuore verde delle Filippine, l’isola di Siargao.

Filippine Fai da Te: il lato oscuro che nessuno mostra

Alegria Beach, Isola di Siargao | © Marialaura De Rosa

E chi l’avrebbe mai detto che scegliendo il percorso meno battuto, mi sarei trovata a ripulire le rive ricoperte di immondizia, bustine monouso di shampoo, detergente, caffè, pannolini, scarpe… davanti ai miei occhi una vera e propria  discarica a cielo aperto!

Rifiuti di plastica portati dall'alta marea sulle spiagge delle Filippine

Il pescato del giorno | © Marialaura De Rosa

Diario di Bordo
Isola di Bantayan
2.02.2020

Devo ammettere che le passeggiate all’alba le immaginavo diverse. Mi sarei aspettata di vivere un momento magico, passeggiare lungo la spiaggia di Kota Beach, l’arrivo di un nuovo giorno, le mille sfumature del cielo, il suono del mare e la marea che lentamente si ritira, lasciando spazio a lingue di sabbia e una serie di piscine naturali dall’acqua cristallina.

Ma la realtà è ben diversa. Occhi rivolti verso il basso per farmi spazio tra i rifiuti, sacchetti di plastica che sembrano meduse, tappi e bottiglie di ogni genere, pannolini, assorbenti, grovigli di lenze, scarpe e suole che abbelliscono ciò che un tempo era parte di una meravigliosa barriera corallina.

Bassa marea sulla spiaggia di Bantayan nelle Filippine

Questo è lo spettacolo che lascia la bassa marea | © Marialaura De Rosa

La rabbia e lo sgomento prendono il sopravvento. La natura non ha bisogno di noi, ma noi sì. E invece di proteggerla cosa facciamo? La maltrattiamo in questo modo? L’essere umano è il vero nemico di questo pianeta.

Ogni onda che si infrange sulla riva lascia qualcosa, un piatto, una bottiglia, una bustina, quasi come se l’oceano mi stesse  lanciando un grido di aiuto ” ti prego sto soffocando “.

Alzo lo sguardo e rifletto qualche minuto. Come farò a raccogliere tutto questo? Dove metterò tutta quest’immondizia? Mi guardo attorno per cercare risposte e resto attonita dalla smisurata indifferenza della gente che passeggia avanti e indietro, calpestando e inabissando con cinismo tutto quello che gli capita sotto i piedi.

Qualcosa mi avvolge la caviglia, una stretta non invadente… delicata. La risposta alle mie domande arriva proprio dall’oceano. Un enorme bustone nero, dall’aspetto quasi perfetto, come se fosse stato gettato in mare una manciata di secondi fa.

Pannolini di bambini sulle spiagge nelle Filippine

Così preserviamo per i nostri figli? | © Marialaura De Rosa

Pannolino dopo pannolino, sacchetto dopo sacchetto, assorbenti, scarpe, accendini, tappi, cannucce… c’è veramente di tutto!

Ogni tanto prendo pause, il sole è pungente e il bustone è sempre più pesante da trascinare. Quale mamma getta in mare un pannolino? Perché? In che modo preserviamo il pianeta per i nostri figli? Cosa vedranno? Cosa ne sarà di loro?

Non posso fermarmi a lungo, tra poco la marea risalirà e tutta questa plastica rischierà di finire nella pancia di una balena, nelle narici di una tartaruga o chissà quale altra creatura.

” Posso buttare qui ? ” – ” Certo, ci mancherebbe… grazie!”. Caspita! Erano proprio quelli che poco fa camminavano indisturbati. Hanno raccolto qualche pezzetto, ma l’hanno fatto. Mi hanno vista e probabilmente ho scosso qualcosa nella loro anima, quel senso di dovere, abbattendo la parete egoista del ” non l’ho gettato io, non lo raccolgo “.

Continuo la mia passeggiata, accennando un sorriso di speranza. Prima di parlare degli altri, assicuriamoci di essere d’esempio. E se nessuno ti ferma? Continua a camminare da solo. Nella vita siamo ciò che facciamo.

La marea ormai è salita… e domani sarà un nuovo giorno!

Kota Beach a Bantayan Island nelle Filippine

Pulizia delle piscine naturali a Kota Beach | © Marialaura De Rosa

Le Filippine, un paese inquinato e uno dei peggior inquinatori. Perché?

Nelle Filippine, come negli altri paesi in via di sviluppo, lo scarso reddito spinge le persone a comprare beni di prima necessità in piccole quantità, consentendo così alle multinazionali di produrre qualsiasi cosa in bustine monodose e sacchetti di plastica usa e getta.

Provate ad entrare in un supermercato, ed osservate le loro abitudini. Bustine monodose ( 25mg ) di qualsiasi cosa, shampoo, balsamo, crema idratante, detergente, caffè in polvere, spezie e salse di ogni tipo… non esistono i flaconi grandi da 250- 500ml. Perché? La risposta è semplice, nessuno li comprerebbe.

Se a questa mancanza di risorse ci aggiungiamo la scarsa informazione e un istruzione carente, il problema diventa catastrofico e fuori controllo.

I fiumi e i corsi d’acqua sono spesso utilizzati come delle vere discariche, il luogo dove disfarsi dei rifiuti che soffocano le grandi città. È così, complice anche la stagione dei tifoni, che più di 5 milioni di tonnellate di plastica finiscono nel nostro oceano.

Plastica, gomme e rifiuti sui fondali delle Filippine

I fondali a largo di Bantayan | © Marialaura De Rosa

Dati agghiaccianti 

  • Sono circa 163 MILIONI di bustine monouso e sacchetti vengono consumati OGNI GIORNO nelle Filippine.
  • La plastica in mare, fa il giro del mondo quattro volte all’anno.
  • Tempi di degradazione: pannolino ( 500 anni ), sacchetto di plastica ( 10-20 anni ), pila ( 200 anni ), polistirolo ( 50 anni ), reti da pesca e lenze ( 600 anni )

Video

Tutto quello che ho vissuto l’ho raccolto in questo video, perché è vero, le immagini valgono più di mille parole.