Come si inizia un post così? Non lo so, ma mi rasserena mettere nero su bianco tutte le parole, i pensieri e le riflessioni che ho custodito nella mia anima… per sette lunghissimi mesi!

Ho perso il conto di quante volte ho dovuto sussurrare a me stessa ” Papà è andato, è partito, e questa volta non tornerà più… “.

Sapevo di avere la testa dura, ma non fino a questo punto… così dura da non riuscire a convincerla che nella notte tra il 14 e 15 Giugno la mia vita è cambiata, che quel pezzetto di suolo sicuro è franato per sempre, che niente sarà più come prima.

Sono trascorsi sette mesi, mi sono rifugiata tra le montagne per cercare di accettare tutto questo. Ho camminato da sola, mi sono seduta a respirare profondamente al calar del sole, ho continuato a fare la trottola per il mondo… ma fuggire serve a poco, perché quando ritorni a casa è tutto intatto, quello che hai lasciato lo ritrovi lì ad aspettarti… quasi come se fosse congelato.

Non è vero che il tempo aiuta. Certo, lo sconforto si trasforma, ma il dolore è qualcosa di così intimo e personale che potrebbe anche non passare mai!

Non esiste nessun tasto rewind, la vita continua ma in qualche modo si spezza, e la differenza la noti sulla tua pelle. Ricordi perfettamente com’eri, cosa facevi, cosa pensavi… e sai che non combacia con quello che sei adesso.
Non che mi servisse la morte per capirlo, ma lei è come uno schiaffo che ti riporta di colpo alle realtà, a chi resta… e a chi sta per chiudere gli occhi per sempre.

Capisci che nonostante lotti con tutte le tue forze per cercare di rimanere aggrappato alle pareti della vita, per evitare di cadere per sempre in quell’abisso buio, c’è qualcuno che ha deciso che il tuo tempo è scaduto. Ma come? Pensavo di avere tutto, pensavo di essere forte, credevo di avere i superpoteri per sconfiggere qualsiasi cosa.
Invece no!
E inevitabilmente tutto questo lo comprendi quando vedi quell’enorme voragine avvicinarsi, pronta a risucchiarti. È in questo momento che inizi a correre controcorrente, per cercare di avere un’altra occasione, per mendicare una manciata di minuti in più… per dire tutto ciò che non hai mai detto.
Cerchi di fare un pieno di emozioni, di abbracci, di ” ti voglio tanto bene ” che speri basti per sempre.
Poi l’ultimo battito… e il silenzio.

Poi ci sono io, chi resta.
Io che avrei voluto fare qualcosa, ma ero impotente. Io che potevo solo stringere i denti fingendo di sorridere per cercare di alleviare il tuo dolore. Io che non avevo scelta, io che con lucidità dovevo accettare il lento sgretolarsi della parola “papà”. O sempre io, che non ho il coraggio di spostare e mettere via per sempre le tue cose.

E quindi mentre tu sei chissà dove, giovane e sorridente come ti ho sognato spesso, io sono sempre qui dove mi hai lasciata. Ma con tante nuove consapevolezze.

Oggi non ho tempo per preoccuparmi del mio futuro, la mia vita è oggi. Non rimando niente a domani, perchè l’incertezza del domani è l’unica certezza che ho oggi.
Ho spazzato via le persone lamentose, insoddisfatte e tristi senza motivo. Mi sto circondando solo di persone belle, positive, sorridenti, quelle che non sanno dare una motivazione alla loro felicità.
Il superfluo non mi interessa, preferisco altro… un’emozione, un’abbraccio o semplicemente il saper esserci nonostante tutto.

Papà, la morte ha un senso fondamentale per chi resta, è un corso accelerato di vita.

Da qui giù è tutto! A te la linea!

TVB